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ELENA: LA PUTTANA DELLA PORTA ACCANTO


di Membro VIP di Annunci69.it Lucienk
13.05.2026    |    1.148    |    5 9.6
"L'acqua scivolava via, ma i segni rossi sulle cosce e i morsi sul collo erano medaglie che non voleva lavare via..."
​​​​L’icona di Annunci69 brillava sul display dello smartphone come un proiettile d'argento puntato al cuore della sua noia. Elena fissò il testo un’ultima volta, sentendo il calore salirle dalle cosce fino al petto. Non cercava l’amore, non cercava una cena. Cercava l'annientamento. Premette invio con un tocco febbrile.
​"Rea è tornata. Suite 402, Hotel Splendid. La porta è accostata. Entrate, prendetemi, usatemi. Non voglio nomi, voglio solo la vostra brama più cruda. Uno alla volta o tutti insieme, non avrò pace finché non sarò esausta."
​Il Tempio della Carne
​Alle 22:30, l'aria nella suite era satura, pesante di un’elettricità che faceva raddrizzare i peli sulla nuca. Elena era distesa sul letto imperiale; la seta fredda delle lenzuola strideva contro la sua schiena nuda, mentre il pizzo nero delle autoreggenti incorniciava le gambe spalancate, offrendo il suo centro già lucido e palpitante alla penombra della stanza.
​La porta emise un gemito di cardini. Lei non si voltò. Il primo uomo entrò, portando con sé l’odore di pioggia e di eccitazione feroce. Quando le sue mani ruvide le afferrarono i fianchi, Elena inarcò la schiena come una gatta in calore.
«Non guardarmi,» sibilò lei, affondando il viso nel cuscino. «Affonda le dita dentro di me e fammi sentire perché hai guidato fin qui. Sì... ohhh! Non perdere tempo, vuoi subito la figa? Vai, scopami allora... spingi, distruggimi la passera!»
​Sinfonia di Corpi
​In pochi istanti, la suite divenne un campo di battaglia sensoriale. Altri due uomini, attirati dal richiamo magnetico dell'annuncio, varcarono la soglia. Non ci furono preliminari cortesi, solo il suono dei vestiti che cadevano e il ritmo sordo dei respiri pesanti.
​Elena venne sollevata e messa a quattro zampe al centro del materasso. Un uomo si mise in ginocchio davanti a lei; Rea lo afferrò per i capelli con violenza, attirandolo a sé per accogliere la sua verga in bocca, affondando fino alla gola. Contemporaneamente, sentì il calore di una lingua esperta che, da dietro, le torturava il clitoride, facendola sussultare.
​Ma era solo l'inizio. Elena gridò di un piacere lancinante quando venne reclamata da una doppia penetrazione totale: un uomo nel sesso e l'altro, con una spinta secca e brutale, nel suo ano. Le verghe sfregavano l'una contro l'altra attraverso le pareti interne, un possesso che le tolse ogni briciolo di controllo.
«Sì... sì! Godo, maiali! Fatemi godere!» urlava Elena, la voce rotta dagli spasmi. «Continuate, sono la vostra puttana! Prendetemi tutta!»
​Le risposte arrivarono come schiaffi verbali: «Porca... sei una gran troia!» ringhiò l'uomo che la possedeva da dietro. «Quanto cazzo ne vuoi? Ti sfondiamo tutta stanotte!»
​L'Alluvione di Seme
​Il ritmo divenne forsennato. Elena era al limite, le sue pareti interne si contraevano in spasmi violenti. «Sì, godo! Sii! Vengo, non fermatevi ora, spingete! Li voglio tutti!»
Scosse percorrevano il suo corpo, il suo ventre veniva invaso da spasmi che le toglievano il fiato. Ruotò la testa, presa da un orgasmo che la sfinì, lasciandola senza forze.
«Adesso! Inondatemi! Voglio sentirvi sborrare dentro di me!» ordinò con un urlo primordiale.
​Gli uomini esplosero insieme. Elena sentì i fiotti caldi allagarle il sesso, seguiti dalle scariche pulsanti dentro il suo ano. Contemporaneamente, l'uomo che aveva in bocca le schizzò il viso e il petto con getti prepotenti che le annebbiarono la vista. Era sommersa, marchiata, finita.
​Il Risveglio di Elena
​Qualche ora dopo, Elena era sotto il getto bollente della doccia. L'acqua scivolava via, ma i segni rossi sulle cosce e i morsi sul collo erano medaglie che non voleva lavare via.
Uscì dal bagno, indossò il suo abito sartoriale e si truccò con cura. Cancellò l'annuncio. Per i colleghi sarebbe tornata la donna impeccabile di sempre, ma sotto il tessuto castigato del vestito, il calore della Suite 402 pulsava ancora, pronto a divampare alla prossima notifica.

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